Prima la noia e poi fastidio.
La necessità dei rivvil di essere sempre assistiti, insieme ala debolezza dimostrata da corpi umani in battaglia, porta la Regina dell'Ordine ad ordinare una serie di ricerche per la messa a punto di un ritrovato alchemico che possa rigenerare i corpi feriti riducendo drasticamente i tempi di convalescenza.
Punto di partenza è lo strano cadavere rinvenuto nelle terre a nord, e le straordinarie capacità dimostrate quando era in vita.
Incredibilmente, durante il periodo in cui è stato conservato, il corpo, oltre a non mostrare nessun segno di normale decadimento, svelererà essere una statua dagli organi di cristallo e dal sangue misto a sabbia, completamente invasa da un reticolo di "radici" che pare avere la sua origine in un punto alla base del collo del morto, direttamente innestato nelle vertebre.
Ciò spiega perchè gli occhi della creatura, ormai inutili, fossero stati cuciti, le funzioni mentali ridotte praticamente a quelle di un orco e, forse, anche il perchè, dai morti, mancassero spina dorsale e parte degli organi interni.
è mentre sta cercando di estrarre il nocciolo duro dall'intersezione fra le vertebre del collo, che il bisturi di Tallan scivola e si spezza, non riuscendo a penetrare una corteccia che si è fatta più dura dell'acciaio.
Un frammento staccatosi dalla punta gli ferisce le dita, mentre dal foro lasciato nella pelle del morto, trasuda un denso liquido nero simile a melassa.
Incredibilmente, davanti agli occhi di due drow del tutto esterefatti, Tallan non fa in tempo nemmeno a sfilare il guanto, che del taglio non c'è più traccia.
Nei laboratori sorride la vittoria. A quanto pare si è messo le mani su una sostanza dalle capacità rigeneranti mai viste.
Sarà un sorriso che durerà molto poco.
( Continua in "Un killer di nome Medusa, parte 3")